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ARCHITETTURA ALPINA

Testi: Susanna Koeberle

Turnhalle Vrin. Foto: Ralph Feiner

Natura incontaminata, imponenti paesaggi di montagna, luce incomparabile, figure mitologiche di fiabe e leggende: le montagne hanno da sempre affascinato l’uomo, risvegliando un desiderio di pace e idillio, soprattutto in chi è costretto a vivere nello stress delle città. Ancora prima, le località di montagna avevano attirato i ricercatori, che si avventuravano a studiare la straordinaria flora e fauna. O, ancora, erano stati un luogo di riposo per chi aveva problemi di salute. Ben presto, però, le Alpi sono state riscoperte anche come meta dove praticare discipline sportive. Gli inglesi furono tra i primi turisti, verso la metà del XIX secolo . I collegamenti ferroviari sviluppatisi proprio in questa epoca di ripresa agevolavano l’accesso a località remote. Le strutture alberghiere allestite per gli ospiti rientravano in un nuovo tipo di architettura.

Si tratta di imponenti edifici in parte tutt’ora esistenti. Con l’affermarsi del turismo di montagna, purtroppo sono spuntati senza sosta nuovi alloggi per le vacanze, che sempre meno si sono integrati armoniosamente con il paesaggio circostante. Negli ultimi 30 anni si è fatta strada – specie negli architetti locali – una più sottile consapevolezza per l’impiego di vecchi materiali da costruzione, che cerchino il dialogo con l’ambiente circostante anziché puntare su contrasti o addirittura sullo “stile chalet”.

«Regionalismo critico»: questo il nome dato all’approccio che negli anni ’90 si proponeva di rimettere in discussione l’architettura. Un esempio di questo cambiamento nel modo di pensare lo si vede nell’architettura dell’architetto grigionese nonché detentore di un premio Pritzker, Peter Zumthor. Il fatto che una buona architettura possa fungere da magnete per il turismo è dimostrato in modo sorprendente dalle sue più volte citate Terme di Vals, sebbene sviluppi più recenti abbiano portato alla luce i lati più bui dell’edilizia per il turismo alpino.

Le montagne hanno sempre esercitato un certo fascino in quanto spazio naturale, di cui molti vogliono godere rinunciando a strutture di lusso. Tra gli edifici alpini che simboleggiano un turismo rispettoso della natura si annovera l’edificio ristrutturato del vecchio Ospizio San Gottardo, realizzato dallo studio di architettura Architekten Miller & Maranta di Basilea.

Galleria di immagini dell'Ospizio San Gottardo

Eppure la regione delle Alpi era abitata dall’uomo già prima dell’avvento del turismo; il problema, però, è rappresentato dallo spostamento della popolazione autoctona in numerose regioni di montagna. Spesse volte mancano le infrastrutture necessarie che dovrebbero garantire il sostentamento finanziario dei contadini autoctoni. A Vrin, il suo villaggio natale nel Cantone dei Grigioni, l’architetto Gion A. Caminada (dal 2008 docente presso il Politecnico di Zurigo) implementò un modello che da allora funge da esempio. Esso prevedeva fondamentalmente un adeguamento alla struttura già esistente, riscoprendo in parallelo la bellezza del luogo – ed evitando quindi nuove scoperte o il massimo sfruttamento. Pur essendo rimasta una rara eccezione, il progetto ha ribadito palesemente l’importanza che l’architettura riveste nei confronti dell’ambiente circostante.

Se c’è qualcuno che sa cosa significhi realizzare un’architettura di qualità nelle zone di montagna, è il giovane architetto grigionese Men Duri Arquint, che ha già fatto costruire diverse case in montagna. «Io mi attengo al saggio di Adolf Loos “Regole per chi costruisce in montagna”, una visione che rispecchia la duplicità esistente tra il conservare e il rinnovare», afferma durante l’intervista. Un chiaro esempio di questo approccio differenziato lo si trova nella casa costruita a Maloggia, interamente circondata dalla natura. Un approccio equilibrato con la struttura esistente e il paesaggio circostante è un argomento che gli sta molto a cuore e che è stato espresso in modo particolarmente esemplare con questo immobile. Questo stabile tradizionale era già stato trasformato negli anni ’60; ci si proponeva di “liberare” quanto già esisteva, valorizzandolo in modo appropriato. Questa formula è sinonimo di una cultura edilizia che rispetta sia il paesaggio alpino, sia le conoscenze secolari dell’edilizia locale, e ce ne introduce una chiave di lettura innovativa.

Impressioni dell'architettura alpina

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